SantaSeveso
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SANTASEVESO

SantaSeveso re-impiega materiali plastici industriali in una nuova forma poetica. Reinventa i polimeri trasformandoli in opere dove l’eternità a-temporale della plastica di veste di connotazioni autobiografiche, vissuti e narrazioni che indagano il corpo, l’identità, l’ambivalenza dei lati insieme giocosi e crudeli delle cose. Una favola adulta, un viaggio apparentemente regressivo nel prologo dell’infanzia che nasconde i grandi misteri dell’innocenza. Un viaggio straniante tra Jonathan Swift, Lewis Carrol, David Lynch: distopie allucinatorie e zone d’ombra, rivelando l’impensato  incastonato dentro un  sogno plastificato. SantaSeveso, apopologia dei cognomi dei genitori Santambrogio/Seveso, nata nel 1969 a Saronno, vive e lavora a Milano.

Caramelle avvelenate Un nome d’arte – SantaSeveso –  in grado di evocare una catastrofe ambientale degli anni settanta, una nube tossica indelebile nella memoria collettiva iconicamente in grado di rinviare agli famigerati funghi atomici nucleari. Arte allusiva, allegorica come una favola con il sapere dolciastro di un veleno inoculato nell’immaginazione. Arte apparentemente innocente al primo sguardo, ma che tradisce un lato oscuro oltre l’elegia infantile rassicurante del giardino delle delizie regressive. Enormi caramelle invitanti, ipnotiche e tentatrici, pronte a inoculare un piacere sintetico di alimentare la dipendenza da un mondo di sogni e manipolazioni della post-verità contemporanea dominata dall’illusione e dal dominio dall’inganno incantatore. Caramelle come giganteschi fiori del male offerti da un diabolico pifferaio magico, che nascondono un’anima oscura. Dispotico, artificiale e delirante, un incubo distopico, un inferno artificiale che narcotizza ogni possibilità di autentica relazione autentica con la nutura e tra le persone. Con le sue opere SantaSeveso ci introduce in un giardino pericoloso disseminato da voraci piante carnivore, uncinate, artificiali, seduttive come enormi totem-caramelle che invitano al culto dei falsi idoli del consumo e al sacrificio dell’innocenza della natura. Vittorio Raschetti

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